01 Lug 2009
Quante cose si possono fare in trenta minuti?… bere un caffè, rilassarsi, in realtà questo è un lasso di tempo sufficientemente lungo ma in verità brevissimo, dove le cose che si possono fare, sono di modeste dimensioni.
Allora si può descrivere una storia, in soli trenta minuti?
E’ un’impresa difficilissima, perché in genere le storie sono composte da più parti:
L'intro, che spiega la realtà dove vive il personaggio, essa è una parte molto descrittiva che serve a rappresentare spazi e soggetti.
L'evoluzione descrittiva, dove la storia prende forma e si comincia a capire cosa dovrà accadere.
L'apice, cioè dove avviene l’incontro fra i vari antagonisti e protagonisti partecipi del percorso narrativo e dove verrà svelata la chiave misteriosa della storia.
Il finale, dove spesso si cercano evoluzioni stravaganti per non scadere nella banalizzazione del soggetto.
Tutto questo descritto e raccontato perfettamente in modo che sia chiaro e leggibile allo spettatore.
In realtà anche nelle grandi produzioni cinematografiche della durata di due o tre ore, quando viene proposto un soggetto per la sceneggiatura nuova, la sua descrizione viene sottoposta al vaglio in poche righe, che servono a testare se il prodotto e il suo sviluppo hanno una coerenza ed una funzionalità giusta per essere poi apprezzate dal pubblico. Quindi esistono già ‘mini formati’, che consentono in chiavi molto sintetiche, di percepire la ’sostanza’ di un film o di una storia. Nei film tradizionali poi, queste scene vengono ampliate per dare una forma più arricchita alla narrazione, che si avvale anche di dettagli descrittivi che ampliano molto la sua durata.
Quando invece si realizza un cortometraggio, questi dettagli devono essere eliminati se non sono importanti, al fine narrativo della storia, per lasciare spazio alle immagini e scene chiave che diventano la sintesi di molti dei concetti rappresentati. Ad esempio se dovremmo descrivere un ipotetico inseguitore del protagonista, in un film sarà possibile rappresentare un inseguimento, ricco di colpi di scena e auto incendiate, in un cortometraggio, l’inseguimento, sarà breve e porterà i due protagonisti subito al luogo dello ’scontro’, quindi sicuramente sarà meno spettacolare. Per realizzare dei buoni cortometraggi è necessario però che, nonostante le sequenze siano brevi, possano riuscire rappresentare tutto il pathos necessario a coinvolgere lo spettatore.
Negli ultimi anni molti registi stanno accettando la sfida di realizzare questi brevi film narrativi, che diventano la forma ‘esemplare’ di rappresentazione, mettendo alla prova le proprie capacità narrative, se infatti essi riusciranno a rappresentarlo nel modo più corretto vorrà dire che saranno stati in grado di suscitare le giuste emozioni nei confronti dello spettatore.
Esistono già molti premi, e molti concorsi per i cortometraggi come al Film Festival di Milano, a Cannes, e in tantissime realtà iridate del cinema Nazionale ed Estero, questo dimostra che queste piccole realizzazioni sono gioielli di creatività.
I cortometraggi nascono dalla pubblicità, già dai tempi di Carosello la necessità di raccontare storie in tempi ‘ristretti’ e in contenitori precisi ha dato vita prima agli odierni spot televisivi, e poi ai cortometraggi, essi anche nel mondo dei cartoons hanno segnato il successo di molte realizzazioni, come Tom & Jerry, Felix, stralci di cartoni che in Italia brevemente hanno preso il posto di carosello nella fascia televisiva pre-cena, rivolgendosi sempre e comunque al pubblico dei bimbi.
I cortometraggi quindi, rappresentano un ‘mondo’ molto importante da non sottovalutare nella rappresentazione di molte forme di comunicazione, esse sono rapide ed esplicative, e sempre più diventano un’espressione artistica che, come un bellissimo quadro, riesce a sintetizzare le emozioni e la fantasia.
Barbara Plump
Ufficio Stampa
Tel. 0698.0088.55
Fax 0698.6107.38
ufficiostampa@mitech-agency.com