AGENZIA DI IDEE E COMUNICAZIONE

I Simboli, dalla storia alla comunicazione attuale

01 Lug 2009

I simboli nella cultura umana hanno da sempre avuto una valenza importantissima, pensiamo alle società tribali che li usano sotto forma di tatuaggi, per rappresentare grande valore, magia, mistero. I simboli sono stati sempre pregni di significato, fino a trasformarsi nell’odierna scrittura. La simbologia ci racconta una storia molto antica dove l’uomo ha sempre cercato una forma espressiva tangibile, trasportabile, e duratura nel tempo. Le prime storie e tradizioni per l’uomo, sono sempre state verbali, ma col tempo esse tendevano a sparire o ad essere modificate dagli interlocutori, ed ecco allora che scrivere ciò che si voleva raccontare diventava un mezzo per trasmettere tutto il sapere e le conoscenze in maniera eterna, e concreta, che non lasciava spazio a variazioni.

Pensiamo alle grandi piramidi egizie pregne di geroglifici, ancora oggi gli studiosi si ritrovano a sorprendersi delle storie che ci raccontano, tramite disegni e simboli che sono arrivati a noi quasi inalterati dopo 4000 mila anni. La simbologia fa parte del nostro collettivo, quando scriviamo, come ora, o quando dipingiamo e creiamo qualcosa, esprimiamo l’esigenza di racchiudere in una forma, un concetto da tramandare.

L’arte ha da sempre fatto suo questo concetto, guardando i quadri più famosi troviamo spesso forti valenze simboliche, pensiamo ad esempio alla necessità di dipingere la colomba ( Spirito Santo) in molte rappresentazioni sulla Natività di Gesù, o la valenza simbolica della ‘purezza’ del Manto Celeste della Madonna, tutti sanno perfettamente il significato della loro presenza, poiché essi fanno parte di un linguaggio ‘non scritto’ che ci è familiare, permettendoci inoltre di conoscere le storie dei personaggi storici, le abitudini e gli usi dell’epoca, ed ecco allora che rappresentare qualcosa con un segno, diventa tramandare un valore o un contenuto, proprio come succede per la scrittura. In tempi ‘moderni’ come questi, la simbologia va a delineare tutto un mondo che si lega agli usi e costumi della nostra società. Pensiamo al simbolo della pace, nato durante il disarmo nucleare ideato da un inglese, è la rappresentazione di come ’segni’ a volte anche poco leggibili, diventino la rappresentazione forte di un’idea e di un concetto che arriva ad essere conosciuto da molti.

Graficamente la simbologia trova un gran utilizzo, il ’segno distintivo’ di una azienda, di un prodotto, di un servizio, una funzione, tutto questo basta a farci associare un simbolo ad un concetto reale, rimanendo impresso nelle memoria, giocando con i colori le forme, che spesso sono rievocativi. Ho parlato già in precedenza di come il ’simbolismo’ è un fattore importantissimo, per chi svolge il ruolo di grafico pubblicitario, entrare nella codificazione di un concetto permette, di avere soluzioni versatili e funzionali, per un approccio, valido al prodotto. I loghi come quello della Apple, della Nike, che automaticamente ci garantiscono di riconoscere il prodotto di cui stiamo parlando, rendono sempre maggiormente efficace il ‘progetto pubblicitario’ che ne consegue. Il concetto di simbolo è ampliabile alla politica, dove il simbolo è un segno di appartenenza ad un ordine di idee socio culturali, alla segnaletica che ci accompagna tutti giorni mentre viaggiamo in auto o a piedi, alla medicina che tramite i suoi simboli ci indica una categoria di prodotto farmaceutico o al computer che è ricchissimo delle famose ‘icone’ che altro non sono che simboli, insomma diventa un codice leggibile, e ‘istintivo’ che ogniuno di noi è in grado di leggere, interpretare e reperire in ogni applicazione.

Si parla spesso di linguaggio universale, che accomuni la gente nonostante la diversa Nazionalità, mi chiedo se forse, questa, potrebbe essere una risposta, tutti noi che possediamo un televisore in fondo, sappiamo qual è il tasto per accenderla o spegnerla, tutti noi sappiamo che le strisce pedonali servono per attraversare….forse un linguaggio comune a molti già esiste davvero!



Barbara Plump

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